Dal Corriere del Ticino del 05.04.2018

’allenatore Fiorenzo Bernasconi spiega come si motivano i giovani della società Caslano e Malcantone «Ricordo sempre volentieri i tempi in cui gareggiavo con Fabrizio Paltenghi, per noi non c’erano orari»

RAFFAELE SOLDATI

Quando riuscirà la Scuola di canottaggio Caslano e Malcantone (SCCM) a trasferirsi nella nuova sede? «Se tutto va bene sarà nel corso della prossima stagione. Dovremmo poter beneficiare di un diritto di superficie su un terreno accanto al locale Tennis Club», dice il presidente Carlo De Vittori, ricordando che il trasferimento si è reso obbligatorio a causa di un progetto edilizio che sembrava imminente e che invece non si è ancora concretizzato. La tempistica del trasloco è però ancora tutta da valutare. Intanto si spera di poter risolvere in primo luogo la questione del pontile e della sua ubicazione. «Il terreno accanto al tennis, vicino al campo di calcio e alla nuova sede delle scuole medie, rappresenterebbe per noi una situazione ottimale. Faremmo addirittura un salto di qualità a livello infrastrutturale. Oltre al deposito delle barche, avremmo un locale per la palestra, un magazzino e una club-house. Gli spogliatoi sarebbero in coabitazione con quelli del circolo tennistico e anche questa sarebbe una bella soluzione». L’investimento – si parla di 90.000 franchi – richiederebbe il sostegno dello sport-toto ed è in parte stato coperto grazie alla campagna di crowfounding sul sito «I believe in you», che ha permesso di raccogliere oltre 15.000 franchi.

Mentre la SCCM tira i conti di una riuscitissima edizione dei campionati ticinesi, abbiamo sentito Fiorenzo Bernasconi, che unitamente allo stesso De Vittori cerca di tramandare la sua passione a un bel gruppo di giovani e giovanissimi, che possono disporre di una ventina di imbarcazioni , tra singolo, doppio e quattro. Fiorenzo, 54 anni, ripensa a quando era lui giovanissimo con un padre, amateur all’Audax , che lo aveva indirizzato verso questo sport di fatica. «Non ero dotato per il calcio e l’hockey era uno sport un po’ costoso per le nostre tasche. Vivendo a Molino Nuovo non eravamo lontani dal lago, così ho deciso di apprendere i rudimenti di questo magnifico sport. Ricordo che avevo appena 13 anni e mezzo. Ero insomma ad un passo dai 14, l’età minima secondo il regolamento di allora per poter partecipare alle competizioni. Il mio primo contatto con il mondo agonistico non è tardato ad arrivare. Ripenso sempre con piacere ad Enzo Volge, il mio primo allenatore alla Canottieri Lugano».

La voglia di progredire era grande. Così, con tanto impegno, hai effettuato il cosiddetto salto di qualità.

«Il periodo della vera formazione agonistica risale agli anni Settanta, quando i giovani della Canottieri Lugano erano allenati da Olimpio Pini. Io e Fabrizio Paltenghi eravamo un po’ i suoi pupilli e sotto la sua guida i progressi sono arrivati abbastanza in fretta. Nel frattempo era comunque cresciuta anche la nostra ambizione di ottenere buoni risultati».

Come e quanto vi allenavate tu e Fabrizio Paltenghi?

«Dopo il suo trasferimento all’Audax, anche io lo avevo seguito. E lì, godendo della massima libertà, abbiamo rafforzato il nostro sodalizio. Andavamo a remare con qualsiasi tempo, quando pioveva o quando sul lago c’era una nebbia fittissima. Più di una volta ci eravamo persi in mezzo al Ceresio. Non c’erano orari e questo nonostante i nostri diversi impegni scolastici o lavorativi. Sul piano tecnico eravamo un passo avanti rispetto alla concorrenza. A livello nazionale il nostro doppio era davvero competitivo. Ma Fabrizio andava fortissimo anche in singolo, tanto che negli anni Ottanta aveva conquistato diversi titoli nazionali».

Sappiamo che ancora oggi vi ritrovate, soprattutto in occasione delle gare riservate alla categoria dei Master.

«Dirò di più. Abbiamo un quattro di Master, il nostro sacro quartetto, che è diventato anche un po’ la nostra occasione di ritrovo, anche fuori dal canottaggio. Qualche anno fa, a Varese, siamo andati vicinissimi a un titolo mondiale nella categoria. Alla base di tutto, naturalmente, c’è un forte sentimento di amicizia. Penso a Fabrizio e anche agli altri due membri dell’equipaggio, il dottor Tiziano Cassina e l’architetto Gino Boila. Proprio quest’ultimo, ex presidente della Canottieri Lugano, ha tra l’altro progettato l’infrastruttura che copre le barche della nostra società».

Cosa consiglia Fiorenzo Bernasconi ai giovani appassionati di canottaggio di oggi?

«Innanzitutto di essere pronti a vivere con passione questo sport. Un po’ come negli studi o nel lavoro, alla base di tutto deve esserci serietà e impegno. Ma prima ancora lo sport deve essere concepito come divertimento. Non deve insomma diventare un’ossessione. Prima delle gare e dei risultati, vengono le persone e le amicizie».

Con l’esperienza che hai accumulato in tanti anni, cosa ti sei riproposto di ottenere dai giovanissimi?

«Vorrei innanzitutto provare a trasmettere la mia passione. La SCCM è nata dall’idea di offrire ai giovani la possibilità di crescere in un ambiente sereno. Non deve assolutamente cambiare la sua filosofia. Dal riscontro che abbiamo durante gli allenamenti, ma anche in occasione del nostro annuale campo estivo al San Bernardino, le premesse sono ottime. Lo spirito di collaborazione tra lo staff e i ragazzi è il punto di partenza. Il nostro motto è “sudare con il sorriso”».

PRESIDENTE Carlo De Vittori racconta la crescita della Società Canottaggio Caslano e Malcantone, che dal prossimo anno dovrebbe cambiare sede, trovando posto accanto all’infrastruttura del locale Tennis Club. In alto l’allenatore Fiorenzo Bernasconi. (Foto Reguzzi)